Ci prepariamo per un’altra partenza! In un periodo pieno di impegni, ovviamente non siamo riusciti a preparare tutto. Le gomme della carrozzina sono un po’ sgonfie, non c’è stato tempo per montare il poggiatesta nuovo, le ruote anteriori sono ormai vecchie e non girano bene, ecc.
Memore di come io sia stato lanciato tra i sedili dell’aereo le volte precedenti, la mia compagna mi ha comprato un body con gli automatici sotto, per evitare di essere nuovamente quasi denudato! Indossati body e pantaloni, a metà tra un ballerino ed un ginnasta (scherzo, sembra una normalissima maglietta), arriva il problema scarpe. I piedi sono talmente gonfi (non capitava da tempo) che le scarpe nuove, sempre individuate dalla mia compagna appositamente per le mie necessità, risultano strette nonostante siano della misura giusta. Un taglio ai lacci, una riannodata di fortuna e si parte.
La macchina, che quattro giorni prima funzionava perfettamente, l’abbiamo trovata con la batteria scarica ed il portellone posteriore, da dove entro io, che non si apre nuovamente. La macchina è ripartita usando i cavi per la batteria ed abbiamo fatto il viaggio lentamente, col portellone socchiuso. Ovviamente vomito a pochi metri dal parcheggio (nelle apposite bustine lasciate in macchina preventivamente).
Arrivati all’aeroporto ovviamente in ritardo, aspettiamo l’addetto all’assistenza che si presenta con tutta calma. Lasciata l’auto aperta per via del portellone, corriamo verso il gate fermandoci ogni 10 metri perché gli spasmi mi fanno scivolare i piedi per terra. Vista la fretta, ci hanno anche fatto passare avanti in tutte le file. E’ un mio diritto, ma mi è dispiaciuto dover passare avanti anche ad un paio di persone in carrozzina come me. Da notare che l’unica volta che il volo non porta ritardo, lo siamo noi! Arrivati col furgone elevatore davanti al portellone dell’aereo, nessuno ci apre. Dopo interminabili attimi di panico, anche del nostro gentilissimo aiutante, ci fanno finalmente entrare.
Arrivare al posto in aereo, stavolta, è stato abbastanza facile. Nonostante il seggiolino per il trasporto sempre più piccolo e la totale mancanza di cinture di sicurezza (standard italiano, sembrerebbe), gli addetti ci sono sembrati più competenti del solito ed il body nuovo ha superato il test. Peccato che se tirando la maglietta questa si sfila, se si tira il body… Da qui il titolo di questo post! Per la stanchezza accumulata, siamo crollati ed il volo è durato pochissimo.
Arrivati a destinazione, è ora di risedermi sulla mia carrozzina, peccato che il poggiapiedi si sia staccato durante il volo. Un addetto è dovuto ritornare nella stiva per recuperarlo. Rimontato alla meno peggio, andiamo verso il ritiro bagagli, dopo la solita attesa al controllo passaporti. Ma che problema c’è, tanto armai siamo arrivati…
E invece no! Arrivati al desk per il taxi, prenotato il giorno prima, scopriamo che se ne era appena andato causa l’attesa. Individuato un altro taxi, finalmente ci sistemiamo. Ovviamente solo dopo aver spiegato al tassista come funzionano verricello e cinture di sicurezza della sua macchina, per potermi far fare il tragitto in sicurezza! Anche qui, un inaspettato pisolino ci ha accorciato di molto il viaggio. Raggiunto l’appartamento, una spesa a domicilio ci concede una cena anticipata ed il meritato relax.
Devastati e stanchissimi, io anche con la fronte leggermente calda, decidiamo di andare a letto. E’ la seconda volta che prendiamo questo appartamento e la prima era andato tutto bene. La prima! Stavolta devono aver spostato un po’ il letto e non sono riuscito a salirci né da un lato né dall’altro non potendomi infilare con la carrozzina. Il letto matrimoniale, a cassettone monoblocco col materasso alto e pesante il doppio, con la moquette sul pavimento è inamovibile.
Rimane il divano come unica alternativa, peccato sia troppo basso. Riuscirei a sdraiarmici (comunque faticando), ma non a tornare sulla carrozzina. Optiamo per una situazione ibrida: rimanere sulla carrozzina ma con i piedi sul divano, attorniato dai cuscini per sicurezza. Complice un sonno atroce, la nottata passa abbastanza bene, nonostante tutto. Verso le 6:30 però, una notifica di allarme proveniente dal telefono mi sveglia: il GPS dell’auto ha rilevato un movimento. Controllando l’app, vedo che la macchina non si è mossa. Cosa sarà successo?
Dopo tre notti dormite sulla carrozzina ed il letto finalmente spostato, ho potuto dormire normalmente. Sono crollato, nonostante il letto abbia lo strato (topper) in memory foam, che odio profondamente. Sdraiato di fianco, sprofondato per metà del corpo (con una chiappa fagocitata dal materasso, per intenderci) ed impossibilitato a muovermi, la mattina dopo, colpo della strega! Per fortuna, in serata, il dolore è quasi sparito.
Il giorno della partenza per il ritorno è arrivato. Chiuse in fretta e furia le valigie, usciamo dall’appartamento dove fuori ci aspetta già il taxi. L’autista, particolarmente scortese, parla in modo incomprensibile. Nonostante le divergenze linguistiche, riusciamo comunque ad arrivare in aeroporto. Chiamata l’assistenza per i disabili arriva l’addetto, gentilissimo ma più incomprensibile del tassista! Al desk dell’assistenza, ci rendiamo conto che, stavolta, gli aiutanti sembrano più disabili dei disabili che richiedono aiuto! Scherzi a parte, è bello vedere un così alto grado di integrazione.
Essendo arrivati con largo anticipo, abbiamo dovuto aspettare quasi tre ore per fare il check in. L’anticipo è diventato ritardo quando ci siamo accorti che due valigie da 20 chili, perfettamente registrate sui biglietti, venivano viste dal sistema come una sola, da 40 chili. Risolto il problema ma ormai stretti con i tempi, non ho potuto comprare la consueta scatola di Lego al duty free. Sarà per la prossima volta.
Guadagnare il posto in aereo, stavolta è stato più complicato. I due assistenti erano insofferenti e poco inclini alla comprensione. Anche per spostarmi dal carrellino al sedile (non più di cinque centimetri di distanza) hanno avuto molte incertezze. Dopo aver lanciato me, il più “simpaticone” dei due assistenti ha pensato bene di lanciare il mio zaino nella cappelliera. Ho dovuto chiamare lo Stuart per farmelo prendere per controllare telefono, conputer e tablet. Arrivati a destinazione l’assistenza è stata buona, nonostante uno dei due addetti non abbia voluto aiutarci fino all’auto, andandosene anticipatamente. La carrozzina invece è arrivata praticamente a rate, col poggiapiedi staccato e lo schienale mezzo smontato.
La macchina, che era stata parcheggiata bene entro le strisce del parcheggio, la troviamo in diagonale, chiusa (l’avevamo lasciata aperta) e con la batteria scarica. Per fortuna non hanno rubato nulla. Chiamato il servizio assistenza veicoli, riusciamo ad aprire il portellone ed avviare il motore. E’ stata una bella sorpresa non pagare il parcheggio perché gratuito per i disabili. Deve essere una novità, perché la volta precedente abbiamo pagato.
Guadagnata la via di casa, il viaggio finisce rientrando stravolti in casa. Via a dormire finalmente, ma solo dopo essere rimasto letteralmente appeso al verticalizzatore perché uno spasmo mi ha fatto scivolare in dietro i piedi, complici i calzini senza gommini antiscivolo che uso quando metto le scarpe. L’indomani, mi sono accorto che mi hanno bloccato il bancomat e dovrò chiedere spiegazioni chiamando il numero verde, giusto per non farmi mancare nulla.
La macchina l’abbiamo dovuta lasciare di nuoto aperta e mi sono accorto che una lucetta rimane accesa, probabilmente è quella che ha fatto scaricare la batteria, stavolta. Farò mettere un interruttore dal meccanico, quando controllerà il portellone. Di nuovo.
Nonostante tutto siamo vivi, stiamo bene (alla faccia di chi ci vuole male) e ridiamo di tutto l’accaduto! Abbiamo anche pensato ad un paio di soluzioni per risolvere altrettante criticità. E voi che viaggio avete fatto?!?
Il diavolo ne sa una in meno
In questo periodo stiamo spostando, sistemando, riorganizzando e buttando tante cose. E’ un momento di grande trasformazione e di rinascita, che materialmente si traduce in una specie di trasloco in casa. Tante cose inscatolate, spostate e poi risistemate magari in mobiletti comprati ad hoc, ci stanno occupando anima e corpo. Il cestino della spazzatura rimane comunque la destnazione più scelta!
E’ inutile dire che qualcosa è rimasta chiusa chi sa dove ed ancora dobbiamo ritrovarla. Ne è un esempio il mio rasoio, infatti a breve andrò al provino per interpretare Babbo Natale nel prossimo film della Disney!
Nonostante la mia poca forza e coordinazione, sono comunque riuscito ad essere utile, anche se con i miei tempi. Montare una scatoletta di cartone per i CD non è stato facile, ma dopo quindici minuti di tentativi, gli automatici si sono finalmente incastrati. Per montare i nuovi mobiletti, ho trovato un contenitore magnetico da officina che mi ha permesso di non rovesciare per terra tutte le viti mentre una pinza telescopica mi aiuta a prendere cose distanti, messe troppo in alto o troppo in basso, ecc.
Per gli spostamenti degli scatoloni mi sono spesso “proposto” come carrellino multipiano. Tra cosce, braccia e testa, ho trasferito di tutto spinto dalla mia compagna. La testa piena di foulard, sciarpe e cappelli poi, mi ha dato un inedito tocco alla Lawrence d’Arabia!
Si dice “ne sai una più del diavolo”, ma forse è il diavolo che ne sa una meno di me?!? Sono punti di vista, resta il fatto che necessità più cocciutaggine mi consentono di fare qualcosa in autonomia. Molto poco rispetto a quello che vorrei ma per ora mi accontento anche se con un po’ di frustrazione, a volte. La costante ricerca di strumenti che possono aiutarmi, è molto importante per non perdersi d’animo. Stiamo costruendo i nostri spazi, dove condivisione e rispetto dell’individualità la fanno da padrone.
E voi, quante ne sapete?!?
P.S. La foto è stata modificata dall’inteligenza artificiale, che evidentemente mi ha immaginato come Babbo Natale talebano!
Facoltà di scelta
Quante volte avete pensato di aver fatto una scelta? Cosa vi vedrete stasera in TV? La scelta che potete fare è tra film e trasmissioni che qualcun altro ha scelto per voi. Quale camicia avete comprato? Quella rossa o quella verde, anche se ne avreste voluta una gialla? La faccio semplice, ma molto spesso le nostre scelte sono pilotate da intromissioni esterne e non ce ne accorgiamo.
A proposito di camicie, tanti anni fa (quando Amazon e la globalizzazione ancora non esistevano) ne ho cercata una verde (la politica non c’entra nulla) per mari e per monti. Sono anche andato in un negozio che aveva un’intera parete di camicie di tutti i colori, disposte ad arcobaleno. Un colpo d’occhio bellissimo, peccato che mancavano tutte le sfumature di verde! Avrei potuto prendere un’altro colore altrettanto bello, ma io sono testardo ed alla fine, grazie ad aiuti esterni, l’ho trovata all’estero! Evidentemente, secondo la moda del momento non potevo vestirmi di questo colore.
Stando in carrozzina, più volte mi hanno fatto passare avanti, per esempio alla fina alla cassa del supermercato. Considerando gli sguardi, a volte è stata una scelta gentile ma a volte è stata una scelta “dovuta”, magari per evitare una figuraccia alla quale solitamente rispondevo: “non si preoccupi, sono già seduto, non mi stanco”!
Anche gli insegnamenti familiari, gli indottrinamenti, ci possono portare a scelte “guidate”. Hai scelto tu la tua religione o la squadra del cuore? Troppe cose vengono prese spesso come verità assolute. Osservare e farsi domande, credo sia un buon modo per evitarlo.
Non ho mai seguito la corrente, basti pensare che non sono mai stato attratto dalle cose che vogliono tutti. Se a scuola tutti avevano i Levi’s blu, io avevo gli (introvabili) Avirex neri, se tutti sbavano davanti ad un iPhone, io ho scelto un buono ma poco pubblicizzato smartphone Android, ecc.
C’è in fine da notare che di fronte a delle alternative, non scegliere è di per sé una scelta. Ovviamente i miei sono semplici esempi, idee decontestualizzate, ma mi piace pensare possano diventare spunti di riflessione. Quindi quante sono le scelte, magari sbagliate ma autentiche, che avete fatto senza “suggerimenti”?
Singing in the rain
Se lo scaldabagno si deve rompere, lo farà nel fine settimana di un periodo di festa. Dopo la terza doccia fredda causa idraulico latitante, scattano le ricerche su internet per trovare una soluzione.
Troviamo una doccia da campeggio, che altro non è che una pompa grande come una lattina di birra, a batteria, con tubo e soffione. Dopo aver riempito una bacinella con acqua scaldata sul fornello della cucina ed immerso la pompa, la magia è servita!
Dopo un paio di prove, abbiamo visto che con una pentola d’acqua si può fare una doccia da tre minuti. Con questo sistema, non volendolo abbiamo anche toccato con mano gli sprechi che possiamo fare tutti i giorni, inconsapevolmente.
Questa soluzione ci ha anche fatto immaginare scenari alternativi. Che ne pensate di uno shampoo in terrazzo (con la tettoia), magari in un giorno di pioggia, o in giardino sotto il sole estivo?!? Basta una bacinella con acqua scaldata, il lavandino portatile (che già uso) ed un po’ di musica! Per ora è un progetto, farò un post più avanti su questo. Per una doccia completa in giardino invece, ci stiamo lavorando!
Continuiamo imperterriti a trasformare la sfortuna che ci continuano a buttarci addosso in occasioni “creative”. Le persone che lo fanno, ci hanno insegnato a guardare le cose da altri punti di vista. Fregati!
A voi cosa hanno insegnato?
Storia di un prestito mai nato
Ti serve una macchina? Che problema c’è, il concessionario ti suggerirà un bel prestito! Ti serve una casa? Basta pensarlo e Facebook ti proporrà una valanga di mutui! A te! Si, perché tu puoi camminare!
Se un disabile prova a chiedere un prestito, una carta di credito o simili, l’unica cosa che ottiene è una porta chiusa in faccia. La pensione di invalidità non è pignorabile, quindi noi non diamo garanzie. Per gli istituti di credito diventiamo invisibili, tranne che per mandarci le pubblicità di prestiti ai quali non potremo mai accedere. Certo, se il “paparino” di turno dà le garanzie non ci sono problemi, ma mi chiedo: se hai il “paparino”, a che ti serve un prestito?!?
Tra carrozzina da cambiare e col poggiapiedi rotto, macchina da sistemare ecc, visto che i miei soldi li ho stupidamente prestati a mia sorella un paio di anni fa (e mai più rivisti), sono stato costretto a provare a richiedere un prestito. Ho chiamato il numero verde e spiegato la mia situazione. L’addetto, ovviamente, mi ha detto che non ci sarebbero stati problemi. Con un po’ di scetticismo, ho finito la procedura di richiesta online. Come puoi immaginare, chiedere in prestito (di fatto i miei) soldi, non ha dato buon esito.
Sono su una carrozzina da meno di dieci anni, la mia vita l’ho fatta, la mia prima macchina la presi a rate (perché lavoravo), qualche viaggio l’ho fatto (e continuo a farne) ecc, ma chi in carrozzina ci nasce, come fa? Il “poverino” che spesso ci sentiamo dire sottovoce, magari in fila alla cassa del supermercato, non dovrebbe essere rivolto alla nostra condizione fisica ma al modo col quale la società ci tratta.
A questo punto, le questioni diventano due. Se da un lato la società ti trasforma da disabile (diversamente abile) ad invalido, dall’altro le persone (spesso le più insospettabili) si approfittano di noi, possibilmente addossandoci la colpa, per esempio, per averci “dovuto” accompagnare ad un concerto, gratis (ed è successo più volte).
Da quale punto cominciamo?!?
L’anello debole
Troppe volte ho sentito dare la colpa agli altri per comportamenti “discutibili”. Ereditare difetti è una realtà, ma se questo accade involontariamente, non accorgersene e non rinnegare questa eredità, diventa una scelta e questi difetti diventano nostri.
E’ una catena che generazione dopo generazione, anello dopo anello, ci lega ai nostri antenati. Per quanto mi riguarda, credo di esserne da sempre l’anello debole, ma ho comunque dovuto fare degli errori per capire o farmi spiegare, mio malgrado, comportamenti fallaci.
In questo mix di difetti propri e di altri, è facile dire: “questo l’ho ereditato da Tizio e questo da Caio”. Oltre a dare la colpa ad altri, in quanti si accorgono che dicendolo si accettano, avallano, interiorizzano questi comportamenti? Così facendo, l’anello della catena che tu rappresenti si salda e la stessa si allunga.
Per quanto mi riguarda, la lista degli errori causati “dall’abitudine” (imparata dagli altri fin da bambini) è molto lunga ed ho dovuto capire, per ognuno di loro, qual è stata la mia parte per lavorarci su, valutare, prenderne coscienza, tenendo l’insegnamento, riconoscendo e buttando ciò che non mi appartiene. E’ un lavoro, forse un salto nel buio, che dura tutta la vita ma dà i suoi risultati e soddisfazioni.
Forse è proprio qui che si innesca il cortocircuito. Lamentarsi del comportamento di qualcun altro ed avere lo stesso difetto, diventa un problema patologico. Come risolverlo? Facile, basta ricoprire di invidia chi è riuscito ad affrontarlo e magari liberarsene! Considerando che l’invidia è la tomba dell’Amore anche verso se stessi, potete immaginare le conseguenze.
Ma mi raccomando, non bisogna dimenticarsi la frase magica “sono fatto così, ormai non cambio più”, che tradotto vuol dire “sono stronzo, lo so e non me ne fotte un cazzo di cambiare”! Scherzi a parte, basta un po’ di amor proprio ed autocritica per affrontare tutta questo.
Con tenaglie, lima, frullino, sega o denti, avete tagliato le vostre catene?
Basta crederci
Il mio dio è l’universo, un’energia infinita della quale facciamo parte tutti e per questo siamo tutti interconnessi, facendo parte di un “tutto”. Ci sono circa 10000 religioni conosciute nel mondo, cosa ti fa pensare che la tua sia quella giusta? Se così fosse, ammazza che fortuna!
C’è però da considerare che andremo tutti all’inferno, o nella nostra o in una delle altre religioni! Se tu non credi in 9999 di loro, io semplicemente non credo ad una in più (pur conoscendola) ma, così facendo, mentre tu guardi solo “il tuo orto”, io sono libero di vedere che tutte dicono qualcosa di vero, qualcosa di una parte del tutto (di cui sopra). Di fatto, non ho più confini. I personaggi biblici, ad esempio, sono sicuramente esistiti ma acquistano importanze diverse e spesso addirittura più cariche di significato.
Nel mio caso, se poi dovessi credere in un qualsiasi dio, sarei costretto a dargli la colpa della mia malattia e delle conseguenti sofferenze. Credo invece che l’universo (o chiamalo Dio, Allah, Grande mistero, destino, casualità, ecc.) non ti darà mai qualcosa che non puoi sostenere e risolvere con le tue forze. Se pensi di non riuscirci, ci sono l’Amore, gli Amici e gli Affetti (o magari un perfetto sconosciuto), pronti ad aiutarti.
Il detto “aiutati che Dio ti aiuta” acquista un significato più ampio. Se inizi tu ad aiutarti, tutto l’universo se ne accorge quindi il tuo dio se ne accorge, ma tu sei l’universo e sei fatto ad immagine e somiglianza del tuo dio, quindi sei dio e sei onnipotente come lui, quindi puoi gestire e risolvere i tuoi problemi! Se proprio non si dovessero risolvere, vuol dire che servono a te o a qualcun altro attraverso te, quindi usa tutto come insegnamento.
Non dimentichiamoci, però, che la nostra anima sceglie situazioni (vedi il tema natale) belle o brutte che servono per fare delle esperienze. Quindi, cosa possiamo imparare da quello che ci succede, consideriamo oltretutto che probabilmente siamo noi a volerlo?
Il discorso è così lungo che ci potrei scrivere un libro, ma intanto ti chiedo: la tua anima cosa ha imparato?
P.S. Buona Pasqua!
Lei non sa chi sono io
Io sono Andrea, quello che:
da adolescente, è entrato di notte con gli amici al Colosseo, scavalcando la cancellata. Arrivato in cima non ha salito gli ultimi metri perché ripidi e scivolosi ed avendo scarpe con la suola liscia, non ha voluto rischiare inutilmente;
camminava sugli scogli in equilibrio e si fermava al semaforo con lo scooter senza mettere i piedi per terra;
faceva modellismo, non era bravissimo ma lo stava diventando, aveva inventiva e tanta manualità per maneggiare pezzi piccolissimi e pennelli sottili;
all’esame di quinta elementare spiegò l’apparato muscolo-scheletrico, rispondendo meglio di un medico;
ha sempre seguito i suoi valori, non ha tradito nessuno, tantomeno se stesso;
ricevette una telefonata da un’amica che voleva tirarlo su perché aveva una infiammazione in corso (causa sclerosi multipla). La telefonata finì con lei in lacrime e lui che la tirava su;
alle elementari era bravissimo in arte, tanto che hanno rubato solo a lui un lavoretto dall’armadio della classe (la maschera di Tutankhamon, bassorilievo su foglio di rame);
aveva il suo stile nel vestire, tra ricercato, casual, classico e tribale, tutto insieme;
quando ha guidato per la prima volta la macchina con i comandi al volante, non ha messo i piedi sui pedali “per abitudine”;
alle superiori, avendo il libro di matematica sbagliato, ha fatto un esercizio diverso come compito a casa ed il giorno dopo ha spiegato, alla lavagna, a compagni e professoressa (che non conosceva l’argomento) la parabola a due vertici (non presente nel programma di ragioneria);
una mattina si è alzato, ha lavato un paio di magliette e mutande, ha preso la tenda ed è salito sul treno, senza cellulare (all’epoca erano appena stati inventati), per andare a trovare un amico al mare, in un’altra regione ed in un posto dove non era mai stato;
ha insegnato informatica a persone di tutte le età ed ha sempre ricevuto tanti complimenti;
nel tempo, ha fatto varie esperienze riguardo vite passate, astrologia, angeli custodi ecc. Non per ultimo, si è fatto fare un ritratto dell’anima gemella. Dopo aver conosciuto la compagna, ha sovrapposto il disegno di cui sopra alla foto di lei e coincidono perfettamente;
ecc…
Ero questo e tanti altri errori ma oggi, dopo anni a subire subdole campagne di annullamento della mia persona, me ne sono accorto e mi sto ricostruendo. La mia vita, i miei ricordi, sono stati cancellati ma sono una fenice ed ancora una volta sto risorgendo dalle mie ceneri.
L’Amore della mia compagna mi sta spronando e risvegliando il ricordo di chi ero. La rinascita stavolta non è per niente facile, ma il recupero c’è. Per quanto gradualmente ed a volte impercettibilmente sto recuperando me stesso. Fare luce su vari passaggi della mia vita è stato a volte doloroso ma illuminante.
Ho ancora una volta constatato come le persone “insospettabili” possano essere le più tossiche e nel mio caso, ho capito troppo tardi che questa tossicità aveva impregnato e cancellato la mia vita, ma non la mia anima. Anche questa volta, userò la mia rabbia (e ne ho proprio tanta) come carburante per risorgere. I transiti planetari di questo periodo, stanno supportando e potenziando questa rinascita.
Tante persone vedo che non sono interessate a chi sono ma, evidentemente, a cosa rappresento cioè la forza di essere sempre stato fedele a me stesso, fuori da schemi e stereotipi, leale, coerente, resiliente, ecc, cioè tutto quello che loro non riescono ad essere e quindi cercano di distruggere in me. Questo mi butta addosso troppa invidia (che psicologicamente uccide l’amore) ed ora sarò costretto a far parlare i miei difetti.
Dal basso della mia carrozzina e dall’alto della mia consapevolezza, ancora una volta (non è la prima), ai miei detrattori posso solo dire “tu non hai ancora capito chi sono”. Ora entrerà in gioco la mia spietatezza, gli astri faranno il resto. E tu lo sai chi sei?
Fate l’Amore, non fate la guerra
Anche io ho giocato con i soldatini, montavo i modellini di aerei da guerra e carrarmati, giocavo con giochi di guerra strategici, ecc. Ero un bambino ma sapevo che era tutta una finzione.
In questi giochi non erano contemplati i civili, la guerra era tra un soldato e l’altro, persone (di plastica) che presumibilmente avevano scelto di stare lì (ma non sempre). C’erano i buoni e i cattivi, niente di più semplice. Quando alla fine i buoni vincevano, i bollettini di guerra erano solo un elenco di aerei abbattuti, i piloti non morivano mai. “Sa tutto” e “Napoleon “, rispettivamente i capi dei soldatini buoni e cattivi (che purtroppo sono andati persi), non sono mai morti.
Effetti collaterali, fuoco amico, armi (stupidamente) intelligenti e motivazioni subdole e nascoste, nella realtà la fanno da padroni e chi ne fa le spese sono i civili. Se nei videogiochi di oggi un cerotto cura istantaneamente una decina di fori di proiettile, la realtà è molto diversa. Ma si sa, “no no, sto gioco è popo realistico, aò pare vero!”.
In virtù di queste esperienze ludiche, di armi ed armamenti ne conosco abbastanza. Abbastanza da starne lontano, abbastanza da capire che anche chi ha ragione, con una pistola in mano (se pur scarica), passa d’ufficio dalla parte del torto.
Se 20.000 anni fa l’uomo invadeva il villaggio vicino per via delle risorse e quindi per sopravvivere, ad oggi non ci sarebbe più il motivo per faro, ma le risorse si trasformano nel dio denaro. L’uomo non muore più di fame o, per meglio dire, lo fa perché altri uomini gli rubano le suddette risorse per denaro. Ma questa è un’altra storia. Senza entrare nel dettaglio della situazione attuale, gli interessi sono sotto gli occhi di tutti. Quelli che vogliono vedere…
Come i miglioramenti tecnologici della Formula 1 finisce nelle nostre auto, mi rendo conto che i missili nazisti ci hanno permesso di andare sulla Luna, ma a che prezzo? Non sarebbe più facile condividerle le risorse per stare bene tutti? E voi, cosa siete disposti a condividere?
E la luna bussò, alle porte del buio
Questo post l’ho scritto mesi fa. Ho aspettato a pubblicarlo per vederci chiaro e raccogliere ulteriori informazioni. Avrei potuto scrivere altro, ma non mi interessa sprecare altra energia per una causa persa.
Mi sono ricordato di avere una vecchia telecamera di sorveglianza nella mia stanza di Roma ed ho provato ad accenderla da remoto (vi ricordo che non vivo più dai miei genitori). Con stupore, dopo anni di inutilizzo si è riaccesa! Con meno stupore, ho constatato che la mia camera è diventata un incrocio tra un tinello ed un magazzino. Mia madre, nonostante il mio divieto, si è ancora una volta “espansa” peggio di un virus in corpo ma, d’altronde, mi è stato fatto notare che quella stanza non è mai stata di mia proprietà.
Col tempo, controllando le registrazioni, ho notato tante cose interessanti… Quella che era “la stanza di zio” (che sarei io), è diventata “la cameretta” nella quale dorme la nipote grande di tanto in tanto e c’è più traffico che in salone.
La presenza del condizionatore, che feci installare a mie spese dopo il solito ostruzionismo, ha contribuito a creare un microclima perfetto per stendere i panni sullo stendino che rimane fisso in camera, stirare sul mobiletto-asse da stiro troppo scomodo da togliere, andare sulla ciclette che, non avendo le ruote, rimane lì, ecc. E’ esilarante vedere le gincane che fanno quando passano in mezzo a tutte queste cose ed i vari scatoloni non miei, disseminati su pavimento, letto e mobili!
Ricordo quando mia zia si trasferì in Olanda. La sua stanza, a casa dei nonni, rimase chiusa ed inviolata, ci entrai solo una o due volte e non toccai nulla. Non mi sembra di aver ricevuto lo stesso trattamento.
Quella che era la mia stanza non sono le pareti (quelle che ho fatto verniciare di verde nonostante la reticenza familiare) ma bensì le mie cose, i miei ricordi sbiaditi, i sogni infranti, le gioie effimere, i dolori profondi, le speranze disattese, che continuo a vedere violati dall’incuranza della donna delle pulizie o usate senza permesso. Me ne sono andato non per scappare ma per andare incontro all’Amore ed alla vita ed al momento, non posso recuperare nessuna delle mie cose. Purtroppo, questo alimenta l’assurda credenza che io sia in vacanza. Sbagliato. Stiamo costruendo il nostro futuro insieme. Ne vogliono fare parte? Bene. Non vogliono? Chi sono io per negargli il diritto di scelta? Ci vogliono ostacolare? Vinciamo noi.
Nessuno sa che la telecamera è accesa e quello che ho scoperto mi ha permesso di fare domande mirate, grazie alle quali ho avuto l’ennesima riprova che tutta la situazione viene sminuita o addirittura negata. Il solo ipotizzare cose che ho in realtà visto, una sera ha generato una situazione spassosissima!
Evidentemente, ciò che avevo “ipotizzato” è giunto all’orecchio di mia madre che si deve essere alterata, forse perché era corrispondente alla realtà?!? L’ho vista abbassare la serranda, guardare arrabbiata verso la telecamera per poi fare l’inequivocabile gesto “mavaffan…”! Poco dopo essere uscita dalla stanza e spento la luce, è comparsa una piccola lucina, che sembrava proprio quella di una torcia! Poco più tardi è entrata, al buio, per stendere (ovviamente male, causa cecità indotta) un paio di panni.
Il mio nome non è mai stato fatto, sono stato dimenticato, peccato che la campagna denigratoria verso di noi per ora ha solo negato a loro (soprattutto alle nipotine) di gustarsi tanti cani, fenicotteri in riva al mare, un gufo che ci svolazza davanti casa, i pappagalli, le saline ed i mulini in lontananza, uccelli migratori che ci nidificano tra gli alberi, tramonti mozzafiato, ecc (nonché due zii fighissimi!). D’altronde io, lo zio degenere, ho calpestato i sentimenti di tutti (sono stato accusato di questo) perché ho trovato l’Amore ed ho avuto il coraggio di seguirlo, nonostante disabilità e sedia a rotelle. Probabilmente, è stato un caso il fatto che con me sia partito anche il mio portafogli (contenente solo la pensione di invalidità), sempre pronto ad essere svuotato al bisogno. Da alcuni familiari.
Il vedere la nipote grande ormai omologata al ribasso (è la fotocopia delle sue amiche, tanto che nelle foto di gruppo spesso non la riconosco) che prima “divorava” un libro a settimana ed ora passa tutto il giorno davanti al telefono, mi deprime. Vedere invece la piccola letteralmente abbandonata a se stessa solo perché esuberante, mi fa chiedere dove sia la madre.
Sono venuto a sapere, casualmente, che la zia “olandese” è venuta in Italia a trovare le nipotine. Tornando in Olanda, è andata a trovare il mio migliore amico, ad Aosta. No, non è passata da me e non mi ha avvertito né chiamato. Il motivo è che “non ci sentiamo da tempo”, così ha detto. Forse queste persone dovrebbero ricordarsi che una conversazione tra due persone ha bisogno, per l’appunto, di due persone.
Sono partito, ma non sono stato io a chiudere le comunicazioni. Chi mi ha accusato di essere stata “cancellata” da me, lo ha poi fatto da sola e volontariamente. Non è stato cancellato però l’astio, immotivato, nei nostri confronti.
Sono sempre stato sensibile alle energie e la malattia mi ha inevitabilmente reso più attento, anche in questo ambito. Continuo a sentire la negatività che mi mandano e la telecamera mi ha fatto vedere situazioni “equivoche” (meglio non specificare) riguardo a questo. Facendo attenzione ai giorni ed ore planetarie ed alle fasi lunari, riesco a capire con facilità cosa vorrebbero ottenere. Quello che invece non capisco è perché le persone a noi più vicine, evidentemente solo geneticamente, possano essere quelle che ci remano più contro.
Avrei molto altro da aggiungere (perché molto altro ho visto) ma se lo facessi, questo articolo non vedrebbe mai la sua pubblicazione. Preferisco vivere nella luce (e senza torcia!) ed usare i miei soldi per creare il mio futuro invece di cercare di minare (invano) quello degli altri.
Ho notato che quest’anno molte persone stanno iniziando a raccogliere ciò che hanno seminato in tutta la vita, nel bene e nel male. Credo che l’anno prossimo (il 2026), l’universo chiederà il conto. Ci sarà da ridere, considerando che le “anteprime” sono da sganasciarsi dalle risate! Voi cosa avete raccolto?
P.S. Vari articoli e video di astrologi, in qualche modo sembrano confermare i miei pronostici.